
Dovete sapere che praticamente un mese a questa parte è in atto con gli altri inquilini del terzo piano della mia residenza una vera e propria riedizione disfida di Barletta tra italiani e "resto del mondo".Diciamo che si tratta della partita di ritorno della famosa disfida.Anche questa volta il guanto di sfida è stato lanciato da un francese: stavolta però l'oggetto della contesa è l'abilità ai fornelli, messa in dubbio per colpa del sottoscritto(devo riconoscerlo).E' una sfida difficile, stillicida, una guerra di trincea fatta di piccole provocazioni pressoché "à la Materazzi"da entrambe le parti.Ci sta dunque che il linguaggio in occasione delle varie prove culinarie vada non dico a militarizzarsi, ma quantomeno ad incanalarsi nella metafora calcistica.E così nell'annunciare la mancanza, causa fottutissimo raffreddore, del nostro capocuoco-capitano-generale Giuseppe Casella, mi ritrovo a usare il termine defezione, probabilmente un eco di qualche telecronaca di Stefano Bizzotto. Ma vista anche la presenza di altri commensali di varia provenienza, mi trovo a dover tradurre simultaneamente il suddetto termine.Non conoscendone esattamente il corrispettivo francese, come spesso si deve anche fare in tali frangenti, vado a inventare.E mi esce defection, un perfetto calco dell'italiano defezione."Nous avons la dèfection de Giuseppe".Tutti giù a ridere.Mentre io ero lillì per indignarmi della sadica crudeltà certamente insita nel burlarsi delle disgrazie altrui, vengo a sapere che defection significa defecazione. Virtuosismo:come tramutare un raffreddore in attacco diarroico.
(Nella foto: contendenti posano nel teatro della contesa)
(Nella foto: contendenti posano nel teatro della contesa)




