lunedì 22 ottobre 2007

DEFE(CA)ZIONE


Dovete sapere che praticamente un mese a questa parte è in atto con gli altri inquilini del terzo piano della mia residenza una vera e propria riedizione disfida di Barletta tra italiani e "resto del mondo".Diciamo che si tratta della partita di ritorno della famosa disfida.Anche questa volta il guanto di sfida è stato lanciato da un francese: stavolta però l'oggetto della contesa è l'abilità ai fornelli, messa in dubbio per colpa del sottoscritto(devo riconoscerlo).E' una sfida difficile, stillicida, una guerra di trincea fatta di piccole provocazioni pressoché "à la Materazzi"da entrambe le parti.Ci sta dunque che il linguaggio in occasione delle varie prove culinarie vada non dico a militarizzarsi, ma quantomeno ad incanalarsi nella metafora calcistica.E così nell'annunciare la mancanza, causa fottutissimo raffreddore, del nostro capocuoco-capitano-generale Giuseppe Casella, mi ritrovo a usare il termine defezione, probabilmente un eco di qualche telecronaca di Stefano Bizzotto. Ma vista anche la presenza di altri commensali di varia provenienza, mi trovo a dover tradurre simultaneamente il suddetto termine.Non conoscendone esattamente il corrispettivo francese, come spesso si deve anche fare in tali frangenti, vado a inventare.E mi esce defection, un perfetto calco dell'italiano defezione."Nous avons la dèfection de Giuseppe".Tutti giù a ridere.Mentre io ero lillì per indignarmi della sadica crudeltà certamente insita nel burlarsi delle disgrazie altrui, vengo a sapere che defection significa defecazione. Virtuosismo:come tramutare un raffreddore in attacco diarroico.
(Nella foto: contendenti posano nel teatro della contesa)

ULTERIORI FRANCESISMI

Vi rendo partecipi in diretta del francesismo che la madrelingua Alexandra mi ha or ora insegnato: "il y a du monde au balcon"significa letteralmente che c'è del mondo(cioè molto,quantitativamente)al balcone.Ma allegoricamente sta a significare che una ha le tette grosse.Beh, questa me la segno.

dimmi cosa palpi e ti dirò chi sei


Riconosco di essere stato volutamente oscuro e sibillino nel posto precedente e offro la chiave per interpretarlo:per la cronaca, nel post precedente parlavo del mio professore di letteratura francese.Ora però voglio che condividiate con me un'altra recente e sensazionale scoperta.Dunque: tutti voi sapete che nell'italiano gergale, colloquiale si usa dire"c'è della fica(o figa)" per dire che un qualche posto è abitato da più o meno deliziose fanciulle.Ebbene, in Francia non esiste una espressione uguale.Ce n'è una simile, ma per molti versi, opposta.Si dice "il y a de la fesse"che tradotto alla lettera sarebbe "c'è della chiappa".Ciò colpisce, e da a pensare.Prossimamente posterò le mie riflessioni su tale questione.Del resto, dopo aver risolto l'annosa questione dell'ontologia del nulla, tutto è ridotto a bazzecola, per quanto mi riguarda..
(nella foto: de la fesse à ma fete d'anniversaire)

venerdì 19 ottobre 2007

LA GRANDE STORIA - I NAZISTI DELL'ILLINOIS

E' noto che non poi tutti i gerarchi nazisti tirarono le cuoia in un qualche bunker berlinese oppure stretti nella morsa di un nodo in quel di Norimberga.Ci fu anche anche chi in Argentina trovò asilo, falso nome e soprattutto lunga vita.Ma, assodato ancora una volta ciò che è largamente risaputo, compito dello storico degno di questo nome è invece tentare di far luce nei pertugi più oscuri e misconosciuti della storia, mica cazzi.
E pertanto oggi ci occuperemo dei cugini meno conosciuti dei nazisti di cui sopra, ovvero i famosi nazisti dell'Illinois, la cui parabola effimera ma intensa tutti fino a ieri credevano chiusa con un botto mica da ridere, se è vero che i due soggetti ritratti nella foto ebbero a lasciarci le penne.Questo è almeno ciò che, per l'appunto, tutti fino a ieri credevano.E invece no.E io ne ho le prove.Io posso dire di aver adocchiato niente di meno che il führer di 'sti nazisti dell'Illinois, che dunque non è morto, ma è sopravvissuto al pauroso incidente immortalato nel drammatico documentario "the Blues Brothers". egli oggi risiede a Rennes, naturalmente sotto falso nome, al riparo di un'onorata professione.Ma non poteva sfuggire a me, nonostante gli anni ormai passati da allora; e, soprattutto, nonostante egli tenti di dissimulare affettatamente il suo oscuro passato fasciandosi in abiti che forse anche Cristiano Malgioglio considererebbe vistosi.Non poteva sfuggire al mio occhio felino.E' evidente come in lui si faccia strada impetuoso questo suo dimenticabile passato, e come questo prorompa iracondo, se appena stimolato da un pur lieve chiacchiericcio, specie se amplificato da quell'arena per esauriti che è l'amphi B'2.(Vera solo saprà esattamente di cosa sto parlando).Difficile è poi non notare quei suoi gesti larghi, bianchi, quasi ecumenici e direi anche, giacché ci sono, papalini con cui usa conferire compiutezza all'espressione del suo universo interiore.Così può sembrare all'occhio ingenuo: in realtà è palese che questa sua gestualità pronunciata, diciamo anche smaccata altro non è che il prodotto dell'enorme fatica accusata nel sopprimere l'istinto vitale di quel suo braccio destro, assai facile all'erezione.Qualcosa di simile, per rendere l'idea, potreste vederla nel personaggio del dottor Stranamore nell'omonimo film.E così, in quel di Rennes, inaspettato come un peto a tavola, si riapre un capitolo della storia contemporanea che sembrava ormai archiviato.
Nella prossima puntata della Grande Storia: la reificazione di Mastrolindo.

lunedì 8 ottobre 2007

DE NULLIUS REI ONTHOLOGIA.ovvero...


Se Newton ebbe a scoprire la forza di gravità grazie a una mela che provvidenzialmente gli cadde sulla zucca, altrettanto casualmente il sottoscritto ebbe a risolvere un'alquanto annosa querelle filosofica che probabilmente non ha ancora trovato una definitiva soluzione: l'ontologia, ovvero l'essenza del nulla, il nulla più assoluto, nullo, vuoto.
Il quale io ho potuto scoprire in quei famigerati ravioli che tanta offesa hanno arrecato alla nostra già malconcia bandiera: La loro totale, sfacciata, a suo modo perfetta insipidità, insapidità che dir si voglia è ciò che i filosofi sin dai tempi di Parmenidi vanno cercando, stuprandosi le meningi ignari che in fondo sarebbe bastato recarsi alla carrefour di Rennes per acquistare a poco prezzo, il più economico peraltro, la soluzione al loro dilemma.

Aggiornamenti-INTRO


Nell'attesa che non so quali e quanti notabili, periti e azzeccagarbugli vari si rechino in visita alla mia umile dimora per constatarne lo stato(per il momento, direi ancora decoroso) mi dedico alla compilazione delle mie numerose avventure rennesi nel frattempo avvenute.Oh yeah.
Evocata sullo schermo di questo computer, la perizia di cui sopra si è materializzata pressochè instantaneamente nella mia camera.Non nella forma di una masnada di burocrati, bensì nelle vesti di una megera che, tanto per presentarsi simpaticamente, ha ben pensato di disfarmi il letto, peraltro da me rifatto con cura neanche venti minuti prima proprio al fine di presentare la stanza in ordine.Macchè.Poco prima che una muta di caniantidroga venisse sguinzagliata nella mia stanza, ecco arrivare il verdetto positivo.E io che credevo di avere panetti di coca nascosti a mia insaputa sotto il materasso.
Poichè non di sole glorie è fatta la vita dello studente erasmus, ma anche di molteplici momenti di anonima quotidianità, occorre che vada a ritirare i panni messi ad asciugare all'interno di quella sgangherata asciugatrice, pregando di non dover infilare ancora un euro per renderli appena meno umidi.Per ora posto questa intro, il resto verrà da sè a qualche imprecisata ora...
(Nella foto da me inserita, è immortalato un momento del dibattito sull'ontologia del raviolo inscatolato, grazie a una intuizione del sottoscritto approdato a felice esito.)